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Questo è un libro di storia della conoscenza del cervello, dei suoi accidenti e delle loro cure.
La storia inizia con un episodio emblematico di cure istintive che hanno avuto un successo tale che un bambino, nato circa 45mila anni, dopo un fracasso cranico che ha coinvolto tutto il lato sinistro con esiti invalidanti agli arti di destra è stato amorevolmente curato ed accudito dai genitori e dal suo gruppo per cui è vissuto ben oltre la media dei neanderthaliani a cui apparteneva.
Oltre la medicina istintiva abbiamo contezza che ad un certo punto è subentrata la medicina operativa ovvero la chirurgia cioè il lavoro con le mani (dal greco χείρ mano e ἔργον lavoro). Di quest'ultima abbiamo testimonianze archeologiche fin da 12mila anni fa.
Gli interventi chirurgici sul cranio non solo traumatizzato sono stati sempre più numerosi ed eseguiti in ogni continente con tecniche sempre più evolute.
Con l'invenzione della scrittura, la conoscenza del cervello e dei suoi accidenti (sintomi) si è ulteriormente diffusa anche con le tavolette d'argilla ed i caratteri cuneiformi.
In seguito venne conosciuta in tutte le altre lingue parlandone sempre come un fenomeno attribuito a dei o a spiriti maligni.
Alcmeone da Crotone (580-495 a.C.) interpretò i sintomi di danno cerebrale come una manifestazione naturale e scrisse che il cervello è l'organo più importante del corpo umano.
Ippocrate di Coo (460-370 a.C.) affermò: io credo che l'epilessia, detta malattia sacra, non abbia nulla di divino, né sia maggiormente sacra delle altre, giacché identica ne risulta la sua natura.
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