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A quarantacinque anni, Constant progetta di scrivere un’autobiografia, di cui questo Quaderno è il primo nucleo, rimasto però interrotto. Il racconto della sua infanzia e giovinezza termina poco prima della sua partenza per la Germania, nel febbraio 1788, dove il padre lo aveva finalmente sistemato e dove lo aspettavano un impiego a corte e il matrimonio, con tutte le responsabilità della vita adulta. Fino a quel momento, però, il giovane Constant vive un’esistenza agitata e girovaga. Orfano di madre, con un padre che in fondo non sa bene che farsene di lui, sballottato da un precettore all’altro, da un paese all’altro, è un ragazzo geniale e curioso, sprezzante e insofferente, imprevedibile e assetato di libertà. Constant rievoca con l’ironia disincantata del suo stile inconfondibile quel periodo della sua vita così anarchico, senza legami, trasgressivo. Come sempre, è il protagonista e allo stesso tempo l’osservatore divertito della propria esistenza. Le sue imprese giovanili sono folli, a volte tragicomiche, ma mai irrimediabili. I temi e i protagonisti fanno intravedere all’orizzonte le vicende del suo capolavoro, Adolphe, ma non è ancora arrivato il momento della maturità: il giovane e impulsivo Constant sfida le convenzioni, suo padre, l’autorità e si butta a capofitto nella vita, senza rimorsi. Scritti verso il 1812, dopo avere attraversato la Rivoluzione francese e l’avvento di Napoleone, questi ricordi di gioventù sembrano gettare un ultimo sguardo nostalgico a un mondo ormai cambiato per sempre.
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