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Sulla fede si è scritto moltissimo: come ci si arriva, come la si difende, come si serve una comunità. Su che cosa accade a chi ne esce, quasi nulla.
Eppure accade, e non a chi sedeva svogliato nell'ultima fila. La ricerca sociologica lo ha documentato: se ne va soprattutto chi insegnava, organizzava e prendeva decisioni. Chi aveva dato di più, e non ha più retto.
Chi ci è passato riconosce i segnali. Il senso di colpa puntuale all'ora di una riunione che non frequenta più. Le settimane che perdono i loro appigli e si somigliano tutte. Il telefono che tace, con il sospetto - peggiore di qualunque litigio - che l'affetto di quegli anni fosse legato all'allineamento e non alle persone. La bocca che fatica a pregare, perché manca la dimensione del radunarsi. E una domanda che quasi nessuno pronuncia ad alta voce: se non servo più a nessuno, chi sono?
Vuoi guarire? prende sul serio quella condizione e la chiama per nome. Non è una crisi di fede: è una dipendenza dalla frequenza di chiesa. La frequenza in sé resta cosa buona per molti; qui si parla della sua deriva, quando le riunioni smettono di alimentare l'esistenza e cominciano a sostituirla, e la loro assenza produce colpa senza oggetto, smarrimento e paura.
Il punto di partenza è una scelta di Gesù su di sé. Dovendo dire chi era, davanti a chi lo criticava perché sedeva a tavola con le persone sbagliate, si diede un mestiere invece di un titolo sacro: disse di essere un medico venuto per i malati. Da qui l'idea che regge l'intera trilogia: la spiritualità che Gesù propone è più psicologica che mistico-religiosa, e interviene sullo sguardo con cui una persona giudica se stessa, gli altri e le proprie possibilità.
Su quel campo il libro chiama un medico vero, Alfred Adler, fondatore della Psicologia Individuale. La convergenza si rivela più profonda di una somiglianza di superficie: la meta che orienta una persona più del suo passato, il contributo agli altri come misura della salute, l'incoraggiamento al posto della correzione. Intuizioni che i vangeli anticipano con altri mezzi, e che qui diventano attrezzi da lavoro, sotto una regola dichiarata: nessun consiglio pratico compare in queste pagine senza un riscontro in ciò che Gesù ha detto o fatto.
Il metodo procede in tre tempi. Prima l'anatomia di ciò che una comunità religiosa fa davvero per chi la frequenta: la forma del tempo, un luogo dove ogni gesto è previsto, persone che si accorgono di un'assenza, l'amministrazione della colpa, un compito che assegna un'identità. Poi il capitolo più pratico, che rifonda quelle cinque funzioni con il criterio che Gesù enunciò sull'istituzione più sacra che conoscesse: il sabato è fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato. Infine il conto onesto di ciò che non si ricostruisce, e la guardia contro il rischio che una libertà appena conquistata si irrigidisca in un codice privato.
Chi si aspetta un atto d'accusa contro le chiese resterà deluso. Le persone che le frequentano e le guidano sono trattate senza caricature, e chi in una comunità trova nutrimento non ha nulla da curare. Sui congegni che trattengono chi vorrebbe andarsene il tono si fa duro, e prende a modello le pagine in cui Gesù si rivolge a chi custodisce le chiavi del sacro.
Con questo volume si chiude il percorso aperto da Il Vangelo della Coscienza e proseguito con Ma io vi dico · Ritrovare la voce di Gesù. Il primo mostrava che il messaggio di Gesù lavora sulla coscienza prima che sull'appartenenza; il secondo ne restituiva la voce sotto i filtri depositati dai secoli. Restava la domanda più concreta, quella a cui nessuna tesi risponde da sola: e adesso, come si vive?
Un uomo malato da trentotto anni si sente chiedere se voglia guarire, e risponde spiegando come funziona la fila. È la risposta di chi ha passato abbastanza tempo dentro un sistema di salvezza organizzata. Questo libro